Giorgio Casali
Cantiere italiano

Giorgio Casali e Sotto fasi lunari: il cruccio del tempo

Giorgio Casali è un poeta di talento, dallo stile personale e dotato di un raro gusto per la transdisciplinarità. Il mio primo incontro diretto con il suo lavoro – preceduto da qualche lettura frammentaria – è avvenuto in occasione di un progetto complesso e prestigioso che lo ha visto protagonista. 19 Paintings / 19 Poems, realizzato assieme all’artista Andrea Chiesi, è un dialogo stretto fra pittura e poesia, un dialogo vero e non arbitrario come pochi altri (andato in mostra anche presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York nel 2014), dal quale è stato anche tratto uno spettacolo che vede protagonisti lo stesso poeta e una band impegnata nella sonorizzazione (qui qualche informazione dal blog di Giorgio Casali “Dire Fare Baciare”). Se a tutto questo aggiungiamo la sua passione per la radio e l’attività di speaker radiofonico, abbiamo il ritratto di un autore dagli interessi multiformi, che come cerchi concentrici partono e ritornano però sempre alla parola. In questa intervista scambiamo qualche battuta sul suo libro più recente, Sotto fasi lunari (Incontri editrice, 2013).

Giorgio CasaliFare poesia oggi, in un’epoca dove le parole abbondano e perdono di peso. Esiste secondo te uno specifico della poesia che la rende ancora necessaria e insostituibile?

Mi suggerisci la risposta. La poesia è uno spazio, piccolo nella pagina, dove le parole hanno il compito specifico di pesare e suggerire l’essenziale a dispetto del superfluo. La vocazione intrinseca della poesia è non dire più di quello che serve, dicendolo in versi. È la poesia stessa ad essere necessaria e insostituibile per la forma che è sua e per vocazione intrinseca.

Nel tuo più recente libro di poesie, Sotto fasi lunari, è un testo abbastanza lungo, ma di una compattezza sorprendente uno dei temi centrali è, appunto,  la luna richiamata nel titolo. Il tema riporta alla mente il grande repertorio letterario che da sempre la chiama in causa. Una presenza a volte consolatoria, altre volte indifferente, ma soprattutto sono molti i rimandi alla sapienza antica legata ai suoi cicli e ai suoi effetti sugli uomini e sulle cose, saperi che oggi cadono in disuso. Perché hai scelto di affrontare un tema per molti versi rischioso?

La luna, intesa come presenza perfetta e ricorrente, è più metronomo che tema nel libro. Scandisce i tempi delle giornate, suggerisce i ritmi delle preghiere, detta le fasi della sua assenza, e della nostra. Nell’economia della vicenda, è un orologio che col suo procedere dà unità alla narrazione. Il tema è rischioso, rischiosissimo, così come è rischioso dire del fiore, del sole, della luce e del buio, del dolore, dell’amore. C’è chi disprezza certe parole e le relega con disprezzo al “poetese”, avendo così paura di avvicinarle che semplicemente le evita, arrivando di fatto ad una vera e propria negazione della realtà. Io non ho avuto paura di “dire” così spesso della luna, dialogando con buona parte della nostra tradizione.

Sotto fasi lunariStrade, campagne, automobili che macinano l’asfalto di strade secondarie, visioni collinari della città. C’è un forte immaginario legato alla provincia, e alla sua antropologia indefinita, dove la vita selvatica convive con elementi di urbanizzazione spinta. E poi c’è la musica, sempre, che gracchia da un’autoradio o risuona nella mente come colonna sonora di un momento. Sotto fasi lunari mi è sembrato a tratti una specie di diario notturno di un dj, una presenza che raccoglie i sospiri di una comunità di ideali ascoltatori, divisi dallo spazio, ma riuniti da una sorta di telepatia in un’unica voce. Quanto contano nel tuo immaginario la dimensione della provincia e quella della musica? E la poesia ha una funzione salvifica o di ricostruzione di una comunità, per lo meno emotiva?

Sono cresciuto in un paese con il cuore nel suo Santuario. Sotto di lui una piccola stazione radio che resiste da quasi quarant’anni e la pianura e una distesa infinita di ceramiche, strade trafficate e rotonde; sopra, le colline e i calanchi, la loro calma, i contadini, i tassi, i ricci, famiglie che lavorano da sempre in una ceramica e migliaia di caprioli che si incontrano lungo stradine e carreggiate. Una piccola contraddizione, un piccolo universo che vivo ogni giorno e a cui permetto di incidere nella forma del mio pensiero. Tengo tutto presente, lascio scorrere nelle vene questa dimensione e da lì è fiorito un libro come Sotto fasi lunari. Detto questo, non credo che la poesia salvi di per sé, ma quando riesce a non tradire la vocazione che le è propria diventa uno strumento di conoscenza e pulizia interiore, anche per una comunità. Allora sì che fa il suo mestiere, stupisce e crea seguaci.

Quali sono i tuoi principali riferimenti letterari? E quali gli autori che credi abbiano influenzato di più la tua scrittura?

Ritorno continuamente al Novecento italiano. Sbarbaro, l’ultimo Rebora, il Betocchi maturo; Cardarelli, Penna, Saba e Valduga tra i più lirici; Sereni e Raboni tra quelli “industriali”, Cattafi e Bodini poeti “meridionali” per eccellenza. E poi Pavese e Tondelli, così presenti in Sotto fasi lunari, e Bassani, Guido Cavani o l’altro modenese Bertoni del Letto vuoto, piuttosto che testi di canzoni pop insinuate dalla radio. Oltre confine il mio confronto principale resta con Eliot, Baudelaire e gli irlandesi Kavanagh e Mahon. Colleziono traduzioni di Saffo e Catullo e amo molti dei poeti a me contemporanei, se non addirittura coetanei. Tra Modena e Rimini intorno alla via Emilia ho letto cose bellissime, di recente Valentina Pinza e Cléry Celeste.

Pensi che un libro importante come Sotto fasi lunari segnerà una svolta nella tua scrittura? E se sì, in che modo?

Per la mia storia, questo libro è sicuramente un punto di arrivo. So che potrei ingrandirlo quasi a dismisura senza minarne la compattezza, raccoglie molti dei temi che ho affrontato e sviscerato in questi anni: la giovinezza e l’usura del tempo, la terra e la sua riscoperta continua, l’osservazione dell’alternarsi di notte e mattino in uno scenario quasi sempre quotidiano. Proprio questa consapevolezza fa di Sotto fasi lunari anche un segno di svolta: me ne accorgo dalla produzione successiva, diretta verso ambiti più domestici o interiori in cui ho preferito guardare, dentro nuovi confini. E me ne accorgo dal modo nuovo con cui intendo e vivo il tempo, che è un po’ il mio tema (e cruccio) principale.

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Giorgio Casali e Sotto fasi lunari: il cruccio del tempo
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Intervista di Marco Bini a Giorgio Casali, autore della raccolta di poesie "Sotto fasi lunari" (Incontri editrice).
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Marco Bini

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