Luca Ariano
Cantiere italiano

Luca Ariano: in versi si racconta il circostante

Ho conosciuto Luca Ariano in occasione di una presentazione di un’antologia da lui curata, Vicino alle nubi vicino alla montagna crollata (Campanotto), anni fa. La prima di una lunga serie di sue curatele che, a un certo punto, hanno coinvolto anche me come autore.  Ho conosciuto in lui una persona molto impegnata sulla diffusione della poesia, e con un’attitudine combattiva; ma ho anche conosciuto in lui un poeta importante, e un lettore attento di cose altrui. Basterebbe questo, probabilmente. Con lui ho vissuto la piccola avventura di portare l’antologia Pro/testo a Barcellona e, al di là delle singole esperienze, dal primo momento ho avuto in Luca Ariano uno dei miei interlocutori preferiti per parlare di poesia.

Fare poesia nell’era della comunicazione veloce. Esiste secondo te uno specifico della poesia che la rende ancora necessaria e insostituibile?

Perché la poesia, se vera poesia, a differenza di altri generi o di molte cose “preconfezionate”, “cotte e digerite” che ci propinano oggi, apre universi, è in grado di stimolare i sentimenti più profondi dell’uomo. Non serve, secondo me, solo per emozionarsi, ma anche per riflettere, indignarsi e scuotere.

I tuoi lavori più recenti, Contratto a termine e I resistenti, presentano una serie di personaggi, uomini e donne di una provincia padana che sembra quasi una trappola per le loro vite portate avanti faticosamente. La poesia, secondo te, può essere narrazione? E se sì, in cosa le storie in versi si differenziano da quelle del romanzo?

Per me la poesia può essere narrazione, abbiamo esempi che vanno da Puskin passando per Bertolucci a Pagliarani. Non è certo una forma di far poesia che ho inventato io ma è la forma che trovo più congeniale per esprimere quello che sento.  La narrazione in versi mi permette di raccontare storie, seguire vite di personaggi, con squarci lirici, condensando il tutto in una poesia, senza dovermi dilungare in un racconto.

I resistenti è un libro scritto a quattro mani con Carmine De Falco. Come è nata questa idea? E quali sono i pregi e i difetti dello scrivere “in coppia”?

L’idea è nata da Carmine De Falco che mi ha proposto, visto le affinità stilistiche e di poetica, di provare a fare un lavoro a quattro mani. Ho accettato con entusiasmo ed è stata una bellissima esperienza, molto stimolante. Mi ha aiutato ad andare oltre la mia poesia, a mettermi in gioco dal punto di vista stilistico e poetico. Difetti non ne ho trovati, in quanto è stato davvero interessante lavorare sui propri versi, su quelli altrui e viceversa.

Lavori da tempo su una nozione di “poesia civile”. Quale funzione credi possa avere oggi, e quale spazio? Credi che esista, in questo momento, una linea “civile” nella poesia italiana?

Io penso che, da sempre, compito del poeta sia, non solo mettere in versi le proprie sensazioni e sentimenti più reconditi ma rapportarsi con la realtà del proprio tempo cercando di descriverla e analizzarla, cercando di non essere avulso dal proprio tempo.
Sicuramente ci sono dei poeti che possono far parte di una linea “civile”, dopo tanti anni di silenzio o di disimpegno, testimonianza sono state le antologie Calpestare l’oblio e Pro/Testo. Il maggior poeta, a mio modesto parere, contemporaneo di poesia “civile” è sicuramente Fabio Franzin ma ce ne sono tanti altri presenti nelle antologie che ho citato.

Quali sono i tuoi principali riferimenti letterari? E quelli che credi abbiano influenzato di più la tua scrittura?

Io leggo tantissimo, sono molto curioso di scoprire e leggere nuovi poeti. Mi piace molto anche leggere e rileggere certi classici. Se devo farti dei nomi mi vengono in mente: Pasolini, Sereni, Raboni, Giudici, Bertolucci, ma  penso che ogni libro che ho letto, poesia o narrativa, qualcosa mi abbia lasciato.

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Luca Ariano: in versi si racconta il circostante
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Intervista di Marco Bini e Luca Ariano, autore della raccolta di poesie "Contratto a termine" (FarePoesia).
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Marco Bini

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