Premio Antonio Delfini 2013 Modena
Cantiere italiano

Premio Delfini: prove di ascolto per poeti emergenti

Come cinquant’anni prima, anche sabato 23 febbraio ha nevicato intensamente su Modena. Nel 1963, lo stesso giorno, moriva Antonio Delfini, scrittore forse ancora più celebrato nella nomenclatura istituzionale della città che letto. Nel 2013, più modestamente, si è svolto un premio di poesia in sua memoria.

Ho avuto il piacere di selezionare, assieme a Nanni Balestrini, Matteo Fantuzzi e Matteo Marchesini, cinque poeti sotto i 35 anni che si sono contesi il riconoscimento con una lettura pubblica, seguita da una votazione di giurati popolari scelti fra i lettori della biblioteca modenese che di Delfini porta il nome.

L’occasione è stata preziosa per avere un’idea, seppur non totalmente esaustiva, di come si sta muovendo la poesia italiana nelle ultime generazioni. È stato giustamente notato che i poeti selezionati si collocavano vicino al limes anagrafico deciso dagli organizzatori, il che ha portato all’attenzione degli spettatori-lettori una scelta di cinque poeti certamente giovani, ma ben instradati in direzione della propria maturità stilistica.

Ecco allora i cinque finalisti del premio Delfini. Pur non avendo diritto di voto – avendo già espletato il mio compito come selezionatore – mi sono messo in ascolto dei poeti provando a calarmi nei panni di un ascoltatore. E siccome il premio veniva assegnato in base ad una lettura in pubblico, ad ognuno dei poeti dedico qualche riga, raccontandone a modo mio la performance.

Carlo Carabba: lirico e ieratico, forse già veterano. La sua lettura si è dipanata attraverso un numero esiguo di testi, preferendo lasciare spazio a qualche poesia più lunga. Il suo dettato elegante, così piacevole da leggere sul libro stampato, ha funzionato benissimo anche dal vivo. Qualcosa di più che una promessa.

Se l’energia è prodotta dal quadrato
del corso della luce e della massa,
se si diffonde su una curvatura
infinita e perfetta
dal centro alle sfere più estreme
di un universo chiuso e limitato,
io resto testa all’aria
tra i moti corruttori
del mondo sublunare.
Il cielo su di me è parete,
un vetro, una finestra.
Lo sfondo di un dipinto
profondo a nord lontano
e a sud disteso e largo.
Posso partire e non allontanarmi
conosco solo il qui e non il là
e ogni distanza coperta vuol dire
nuove distanze da coprire.
e sono sempre dove sono e mai altrove
e porto ogni mio bene
e porto ogni mio male.

[Qui e mai altrove, da I giorni della pioggia, peQuod, 2008]

Alessandra Carnaroli: sfortunata in quanto assente per motivi di salute, ha comunque voluto partecipare al reading con una registrazione. Peccato non averla potuta vedere dal vivo, perché l’uso della voce restituito dalle casse era tecnicamente consapevole e capace di colpire l’ascoltatore. Dimostra che lo sperimentalismo è in salute.

anna mattaspaventa bambini
insegue femmine per strappargli i capelli,
uno a uno
o a ciocche come rametti
di salvia per arrosti amante
di soldati, uomini bestie/ gatti a gattoni
sul davanzale dove l’anna si presta
comecapra sacrificio
per pulire le scale mostre
gli angoli vespe
altre paturnie

[da anna matta quattrocento sessanta sette membri, inedito]

Isabella Leardini: in una rosa di poeti con pochi infingimenti, mi è sembrata la più “svestita”. Molto emozionanti i suoi testi a tema amoroso, retti da una retorica minima utile a sorreggerli, ma non a prendere scorciatoie. Una lettura tesa e molto sincera per un’autrice che ha già ottenuto giusti riconoscimenti. Una solida realtà.

Il cane che ai miei piedi guarda l’alba
si prende il mio calore e chiude gli occhi,
di nuovo sola fino a questo soglia…
I desideri fragili che allungano
le mani dell’estate sono ancora
nascosti come i nidi tra le foglie
sono rimasti in alto e senza voli.
Via dalle luci d’acqua e dai frastuoni
delle strade che filano sul mare,
via dall’aria che prende alla schiena…
Ma noi restiamo qui come le radio
dimenticate accese in piena notte,
come le insegne che hanno perso qualche luce
ma cercano lo stesso di brillare.

[in Nuovi poeti italiani 6, Einaudi, 2012]

Piero Simon Ostan: alla fine è risultato il vincitore per la giuria popolare. Colpisce senz’altro nella sua lettura la fluidità dello switch on tra lingua e dialetto (la parlata di Portogruaro nel suo caso), laddove alcuni testi accolgono entrambi i codici. Poeta che racconta di una condizione generazionale con poca retorica e immagini incisive, di Ostan credo abbia colpito la sincerità confidenziale delle sue poesie.

Adesso che le bussole sono tutte difettose
o non le sappiamo più usare
l’insegna dei negozi del centro è la stella polare
la strada la segnano i neon interni delle vetrine
e il buio non viene mai
siamo noi gli infagottati di nebbia
su tutta la pelle che non sfiora
che sbatte solamente, che si sbecca
nello scontro.
Riverrà un giorno il buio pesto
e non sapremo
riadattare la pupilla.
distinguere l’albero mosso dal maltempo
dal legno fatto mobilia a poco prezzo
varda fisso dentro, varda
il calìgo
el xe tai oci, xe tai oci
che no i dise
xe dentro tai oci che no i
brusa che i se stua
i perde el mar fondo che
i ga dentro
i diventa
acqua tùrbia

[Il buio degli occhi, da Pieghevole per pendolare precario, Le Voci della Luna, 2011]

Mariagiorgia Ulbar: in una cinquina a maggioranza femminile, Mariagiorgia Ulbar ha portato al Delfini toni di approfondimento psicologico che a tratti fanno venire le vertigini. Con una lettura diretta, la forza della sua lirica stava nelle piccole increspature della voce, che suggerivano l’emozione dei passaggi liricamente più forti. Un’autrice da continuare a seguire.

Mariagiorgia Ulbar

Dormo qui solo ogni tanto
su questa forma mia di materasso
con un affossamento
allungatosi nel tempo
forma di quello che sarei
fossi rimasta qui per tutto il tempo
a sporcare l’aria di me
lasciare odore nella stanza.
Invece l’aria qui è intatta
liscia e profumata
insieme alle camicie di mia madre,
solo altrove lontano ce l’ho fatta
a fare veri buchi
neri odorosi
di presenza.

Summary
Article Name
Premio Delfini: prove di ascolto per poeti emergenti
Description
Come cinquant'anni prima, sabato 23 febbraio 2013 ha nevicato intensamente su Modena. Nel 1963, lo stesso giorno, moriva Antonio Delfini.
Author
Publisher Name
Marco Bini

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *