Stefano Serri - Ritratto di A. Calabrese
Cantiere italiano

Stefano Serri tra le crepe della lingua

Ho conosciuto Stefano Serri su consiglio di Emilio Rentocchini, poeta e punto di riferimento tanto per me che per lui. Da questa garanzia iniziale è nato un rapporto fatto di qualche incontro – mai abbastanza purtroppo – e diversi scambi virtuali. Uno di questi scambi ha portato ad una breve prefazione che ho scritto per uno dei suoi ultimi lavori, Rumore a sinistra, uscito con Incontri editrice nel 2011. Stefano Serri è uno di quei poeti appartati, che non cerca programmaticamente la luce dei riflettori, ma che è in grado di lavorare a testa bassa sul suo percorso poetico senza farsi disturbare da altro. Una qualità che lo porta ad essere prolifico e difficile da trascurare, una volta conosciuto.

Fare poesia nell’era della comunicazione veloce. Esiste secondo te uno specifico della poesia che la rende ancora necessaria e insostituibile?

Con la poesia ricordiamo che suono e respiro sono parte del linguaggio, cioè che le parole sono legate a un corpo: una sorta di anatomia etica. È anche un invito a tacere sensatamente, grazie all’uso dello spazio bianco a fine verso o della metrica, dando ritmo al proprio pensiero.
Può anche evitare che le parole s’estinguano o scadano a strumenti, perseguendo una precisione senza efficacia, per verità non totalmente utili.
Non è solo una questione estetica. La politica, l’economia, il potere, basandosi sul convincimento, sono tutti strettamente legati al linguaggio.

Stefano Serri
Stefano Serri

Nelle tue poesie è spesso presente un riferimento trascendentale, una dimensione divina evocata direttamente o indirettamente. La poesia può essere una forma di preghiera?

La letteratura è dialogo e il dialogo è preghiera. Lo suggerisco dal primo librino pubblicato, Combattimento di due amori (che termina con una domanda al lettore), fino all’ultima delle “poesie felici” di un libro in corso di stampa, intitolata Dialogo. L’ “Io Sono colui che sono” di mosaica memoria qui diventa “Io Sono per Esserti” e “Io Sono chi t’incontra”. È la ricerca di un tu perduto al quale rivolgersi, un interlocutore per il nostro canto.
Ma le intercessioni, le richieste, dovrebbero essere fatte per gli altri, come se andassimo a toccare la spalla di Dio per ricordargli un ospite che aspetta. Pregare solo per se stessi mi ricorda la mia gatta: miagola e miagola per avere qualcosa e, se non la mando via a pedate, l’ottiene solo per insistenza. Ne Il male naturale Giulio Mozzi, commentando una frase di Tondelli, “la letteratura non salva”, sottolinea come ciò valga per lo scrittore, ma che la letteratura può salvare gli altri.

Stefano Serri, Rumore a sinistra, Incontri Editrice
Copertina di Rumore a sinistra di Stefano Serri (Incontri editrice, 2011)

Nel tuo libro Rumore a sinistra, affronti diversi temi scottanti dell’attualità, dalla cronaca alla politica al vivere civile. Siccome sei anche un narratore, come la poesia può scavare in questi argomenti in modo diverso dalla narrativa?

Faccio un esempio. Spesso scrivo su binari paralleli, prosa e lirica, fino a opere gemelle nei due generi. Cuore diverso, romanzo del 2010, è il pendant narrativo di Rumore a sinistra. Condividono la tensione civile e uno spiccato interesse anatomico (per il cuore, le mani e quello che sta tra le gambe). C’è un titolo interno in comune: Il governo celeste. Mentre nel racconto articolo meglio ipotesi e divagazioni, la poesia è nata di getto (rivista poi per mesi) in reazione alla fondazione della Casa delle Libertà. Volevo riparare l’abuso fatto a una parola: “Dovremo ricostruirla con il comportamento / questa sorella perduta in comizi e palpeggi, / violentata da eserciti azzurri, la Libertà.” . In poesia non c’è tempo da perdere, punto il dito per agire subito. Nella prosa il lettore deve essere abbracciato, il racconto deve circondarlo progressivamente, inserendolo in una trama.

Quali sono i tuoi principali riferimenti letterari? E quelli che credi abbiano influenzato di più la tua scrittura?

Ho un vizio che spero di correggere: non rileggo molti libri. Questo crea facili e brevi entusiasmi, mentre credo che i buoni maestri siano pochi e di lunga frequentazione.
La mia decisione di scrivere è nata a quindici anni con I fiori del male e Madame Bovary. Tra gli autori più frequentati, Tondelli, Cvetaeva, Testori. Considero la riscrittura, non solo in chiave ironica, una risorsa inesauribile; la applico spesso a ciò che leggo. Rumore a sinistra ha rifacimenti leopardiani e versi dedicati a Pasolini, Brecht, Rosselli. Un’interesse para-letterario è quello teatrale, soprattutto un teatro-poesia dagli esiti diversi (Brie, la Valdoca). Un libro che vorrei avere scritto è Oscar e la dama in rosa di E. E. Schmitt. L’ultima scoperta è un poeta caraibico, Ernest Pépin, che mi piacerebbe veder tradotto in italiano.
Tanti stimoli e un pò di ecletticità mi rendono forse un allievo troppo incostante.

Hai in preparazione un nuovo volume, scaturito dall’esperienza del terremoto in Emilia. In che modo un evento, felice o infelice, può diventare poesia?

Sono “poesie tra le crepe dell’Emilia”, come recita il sottotitolo. Nonostante la fine del mondo, che verrà pubblicato grazie all’entusiasmo di Chiara De Luca nelle edizioni Kolibris, elude due modi di trasformare un evento in racconto: il memoriale e la cronaca. Vivo in una zona risparmiata dal terremoto e non ho fatto incursioni o viaggi verso l’epicentro. A parte i resoconti di amici, ho vissuto l’evento a distanza. La presa diretta non sempre è garanzia di verità o il migliore osservatorio di un fenomeno. Io parlo dai confini, dalla periferia. Cito paesi che hanno tremato appena e paesaggi che continuano a resistere sotto la luce. A questo macro-evento ho intrecciato le mie micro-storie, amicizie, passeggiate per strade e colline che sono di tutti, sempre pronto per una nuova scossa. Questo libro non è un giallo: non ho cercato il colpevole, ho solo interpretato gli indizi.

Summary
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Stefano Serri tra le crepe della lingua
Description
Intervista di Marco Bini a Stefano Serri, autore della raccolta di poesie "Rumore a sinistra" (Incontri editrice).
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Publisher Name
Marco Bini

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