Dr. Manhattan sulla luna - Watchmen
Intertestualità azzardate

Il destriero di Astolfo e la mente del Dr. Manhattan

Watchmen[1] di Alan Moore e Dave Gibbons è stato inserito da “Time” in una classifica sui 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 (anno di nascita della rivista) in poi. Forse in quella lista non ci è finito per l’intreccio, avvincente ma anche a tratti scontato, dove comunque molto si risolve in un grande spiegone finale. E non è un problema che trattasi di un fumetto – ops, graphic novel.

Dr. Manhattan
Dr. Manhattan: facile fare filosofia quando sei libero dagli affanni di un corpo mortale!

Sicuramente il fascino risiede nei personaggi stessi: supereroi in maschera, certo, ma falliti. Protettori della legge che si associano e sciolgono, causa crisi di coscienza e di ruolo, come una qualsiasi rock band, lasciando di fatto il mondo sozzo come lo hanno trovato. Anzi. Rispetto ai tradizionali eroi fissati col tracciare una linea tra il bene e il male, questi vengono a compromessi continuamente: col mondo che forse non li acclama come vorrebbero, con gli affetti – quanto vi fidate della stabilità di un’eroina che picchia come un fabbro ma piange per il pessimo rapporto con la madre? – fino al terribile compromesso che chiude la storia, un lieto fine che qualsiasi Superman o Capitan America non potrebbe mai nemmeno contemplare.

Ne consegue, che la bellezza di Watchmen sta nelle dinamiche drammatiche che intercorrono tra i personaggi e tra i personaggi e un mondo nel quale trovano difficile mettere a frutto i propri talenti. Del resto, non è facile sentirsi a proprio agio in un pianeta immerso nella Guerra Fredda, e dove il blocco occidentale è guidato da un gagliardo Richard Nixon al quinto mandato!

Uno dei momenti più tesi della drammaurgia di Watchmen vede protagonista Dr. Manhattan, l’unico veramente dotato di qualità soprannaturali del gruppo di vigilanti. Da quando un incidente lo ha reso una sorta di coscienza in forma d’uomo priva di una reale corporeità, Dr. Manhattan vive uno stato di alienazione che lo porta sempre più lontano dalle preoccupazioni umane. Sotto pressione per una montatura mediatica che lo accusa di aver procurato il cancro a chi gli è stato vicino dopo l’incidente, Dr. Manhattan si teletrasporta in diretta tv su Marte, abbandonando così la terra – e i suoi colleghi vigilanti – al proprio destino.

Leggendo questa sequenza, mi è venuto in mente il celebre episodio di Astolfo sulla luna nell’Orlando Furioso (canto XXXIV). Senz’altro Ariosto non conosceva Watchmen (che forse avrebbe gradito, chissà…), e dubito che Alan Moore conoscesse il poema cavalleresco italiano. Fatto sta che il viaggio interplanetario – sì, la luna è un satellite tecnicamente, ma ci siamo capiti – ha affascinato secoli fa il più sognatore dei nostri poeti.

Astolfo sulla luna - Gustave Doré
Astolfo in viaggio verso la luna (incisione di Gustave Doré). Ariosto aveva già anticipato Kennedy: il copyright del programma Apollo è suo…

Diversi sono i mezzi, diverse le intenzioni. Al Dr. Manhattan basta spostarsi in un altro punto del continuum spazio-temporale in cui “vive” (dove passato, presente e futuro sono la stessa cosa), mentre Astolfo, nonostante i “quattro destrier via più che fiamma rossi[2]” trova aiuto per superare il cerchio di fuoco che avvolge la terra nientepopodimeno che nell’evangelista Giovanni. Il pianeta Marte di Manhattan è il pianeta rosso, arido, un deserto dove l’eroe ferito nell’orgoglio si ritira come un monaco stilita a coltivare il suo distacco dagli affanni di un’umanità sull’orlo della catastrofe; la luna che trovano Astolfo e l’evangelista ha invece un aspetto molto famigliare, “veggon per la più parte esser quel loco / come un acciar che non ha macchia alcuna; / e lo trovano uguale, o minor poco / di ciò ch’in questo globo si raguna”, così uguale che vi si trovano “altri fiumi, altri laghi, altre campagne / […] / altri piani, altre valli, altre montagne, / c’han le cittadi, hanno i castelli suoi[3]“.

Ciò che avvicina i due episodi, è che per entrambi i personaggi il viaggio oltre atmosfera è la chiave di volta che cambia il corso degli eventi. Dr. Manhattan si ritira su Marte in esilio per rimanervi e non preoccuparsi più di quisquilie tipo la salvezza della vita sulla Terra, ma la dolcezza di Laurie, la sua donna per molti anni, l’unico essere per il quale prova qualcosa in più dell’indifferenza, lo convince che la causa della vita, tutto sommato, val bene l’interruzione del suo isolamento e una stilla appena della sua potenza. Il blitz di Astolfo sulla luna serve a recuperare il famoso senno di Orlando, paladino senza i cui servigi tutto è perduto per le armate cristiane. “La più capace e piena ampolla, ov’era / il senno che solea far savio il conte / Astolfo tolle”, e il congengo narrativo di Ariosto riparte con nuovo slancio. La volta celeste è un topos letterario per eccellenza, un enorme quaderno dove poeti e artisti di ogni tempo hanno fissato alcuni personaggi memorabili. Per un poeta cortigiano del Rinascimento e per un autore di fumetti visionario, che voleva fare il Moby Dick dei supereroi mascherati, si è trasformato in un luogo fisico dove costruire la riscossa per i rispettivi eroi in affanno. Dovremmo tornare a investire sui programmi spaziali, dunque?!


[1] Alan Moore – Dave Gibbons, Watchmen, Barcellona, Planeta De Agostini, 2007;

[2] Ludovico Ariosto, Orlando furioso, Milano, Mondadori, 1990, p.900;

[3] idem, p.901.

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Il destriero di Astolfo e la mente del Dr. Manhattan
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Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons è stato inserito da "Time" in una classifica sui 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 (anno di nascita della rivista) in poi.
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Publisher Name
Marco Bini

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